La coltivazione e la produzione 

Per quanto riguarda le produzioni cerealicole e delle leguminose la selezione dei semi mi è stata tramandata da mio padre. Ai suoi tempi erano soliti prelevare e tenere i semi delle piante che erano state produttive nonostante il posto non fosse fra i migliori per la coltivazione. Questo permetteva, e mi permette ancora oggi, di sviluppare delle “popolazioni” di semi più resistenti alle condizioni dei terreni dove si lavora, modificando pian piano la memoria del seme e creando l’adattamento ideale di un genotipo. La tutela della biodiversità è garantita sia dal non uso dei pesticidi e fertilizzanti sia dal resto delle linee guida proprie dell’HEE Method.  Il fatto che nel campo vi siano piante mellifere, richiama fra l’altro insetti come i sirfidi che si cibano di afidi, aiutando quindi al contenimento di questi parassiti. Ho abbandonato completamente la rotazione delle colture. Grazie alle consociazioni vegetali, ossia l’unione di più specie vegetali coltivate nei campi, ho l’opportunità di avere nello stesso tempo sia un legume sia un cereale, il primo legato al ciclo dell’azoto ed il secondo al ciclo del carbonio. Osservando la natura, si nota come questi cicli vadano di pari passo, basti notare ad esempio la presenza di gramigna e trifoglio in un campo, vegetazioni spontanee che non si presentano mai separate. Inoltre i cereali sono coltivati con un miscuglio di diverse varietà, che sviluppano gradualmente un adattamento al terreno e alle condizioni climatiche. Questa tecnica trae chiaramente ispirazione dai ‘miscugli evolutivi’ di Salvatore Ceccarelli, che ho incontrato personalmente in diverse occasioni insieme a Nicolas Suopiot.

Il calendario agronomico, il processo nella pratica

Il calendario segue i ritmi stagionali a partire da agosto/settembre, tenendo presente che la mia esperienza si riferisce a terreni posti a 225 mt sul livello del mare. Dopo il primo temporale di fine estate, si dà il via alla fresatura per facilitare la formazione della flora microbatterica, con fresa rotativa. L’azione va a fondo di 7-8 cm al massimo: ciò permette di interrare tutti i semi caduti dalla trebbiatura ma anche di frantumare tutto il materiale vegetale del trebbiato (paglia), oltre a permettere di diminuire la vigoria delle erbe spontanee poliennali presenti nel campo, come il romice o lo stoppione. Due settimane prima delle semine, si passa di nuovo con vibrocoltivatore a molle, ad una profondità massima di 10-12 cm. Verso il 20 ottobre-10 novembre, compatibilmente con le condizioni meteo, si procede alla semina di popolazioni miste di legumi, cereali e una pianta mellifera. In questo passaggio si deve tener conto della facilità della separazione dei prodotti da raccogliere in seguito, escludendo quindi abbinamenti di piante con simile calibro di semi prodotti. Come piante mellifere si possono utilizzare la phacelia, il trifoglio, il meliloto o altre con densità poco competitiva. La semina deve essere fatta a spaglio con una semplice seminatrice meccanica. I semi verranno interrati lievemente da una rastrelliera posta dietro la seminatrice. 

Per le semine primaverili (utilizziamo ad esempio miglio, grano saraceno, orzo) si esegue sempre dopo il primo temporale estivo una ripuntatura leggera di circa 20 cm. Verso il 15 ottobre una seconda ripuntatura ad incrocio sempre di circa 20 cm. Si riprendono i lavori di preparazione della semina verso marzo/aprile, una settimana prima o una settimana dopo le festività pasquali. In seguito vi è un affinamento con vibrocoltivatore a molle e la semina a spaglio, con una necessaria rullatura. Le semine primaverili richiedono comunque una valutazione più attenta per le consociazioni. E’ fondamentale dopo ogni tipo di semina praticare dei solchi di scolmo per governare le acque piovane, in modo da avere meno danni possibili dai temporali.

Produciamo così cereali sia di tipo grano duro che di tipo grano tenero, dalla segale, al farro dicoccum al monococco Einkorn. Per quanto riguarda i legumi coltiviamo cece bianco (Cicer Arietinum) e nero, roveja, lenticchia e cicerchia. Utilizziamo canali di vendita diretta (sia propria sia di negozi biologici-specializzati ma anche piccoli supermercati), mercatini, vendita su ordinazione con spedizioni, gruppi di acquisto solidale G.U.S. Le difficoltà avute inizialmente nel proporre una marca alimentare fuori dai nomi biologici noti vengono man mano ripagate dalla soddisfazione dei clienti. Occorre impiegare le giuste parole e una ferma dedizione nel far comprendere i nostri principi e l’importanza di dedicare tempo al modo in cui ci nutriamo, piuttosto del cibo veloce e pronto in un attimo. L’amore verso ciò che ognuno di noi mangia e quindi verso noi stessi inizia già nell’atto di mettere in ammollo il cece, oppure nel riporre in dispensa, ben conservata in barattoli di vetro, la nostra confezione di zuppa preferita appena aperta.